Bianca Savino | Fano – Passaggi Festival https://2021.passaggifestival.it/ Passaggi Festival. Libri vista mare Sat, 26 Jun 2021 15:30:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8 https://2021.passaggifestival.it/wp-content/uploads/2020/03/cropped-nuovo-logo-passaggi-festival_rosso-300x300-1-32x32.jpg Bianca Savino | Fano – Passaggi Festival https://2021.passaggifestival.it/ 32 32 D’infinito e provvisorio: discorso notturno di Nando dalla Chiesa https://2021.passaggifestival.it/infinito-provvisorio-discorso-notturno-nando-dalla-chiesa/ Sat, 26 Jun 2021 15:30:26 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=82854 Passaggi Festival 2021 si è concluso con un discorso notturno di Nando dalla Chiesa sul tema dell'edizione: "d'infinito e provvisorio".

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Nando dalla Chiesa Passaggi Festival 2021

 

Passaggi Festival 2021 si è chiuso con un evento fuori programma: un discorso notturno su “d’infinito e provvisorio”.
Il direttore Giovanni Belfiori ha chiesto al Presidente del Comitato scientifico Nando dalla Chiesa di pronunciare una lectio magistralis conclusiva sul tema di questa edizione. Il professore ha accettato l’invito, ma ha proposto di sostituire la lezione con un discorso notturno.
Dal palco di Piazza XX Settembre Nando dalla Chiesa ha condiviso con i presenti delicate parole e profonde riflessioni, dedicate alla moglie Emilia, scomparsa il mese scorso, e al loro amore infinito. I sentimenti privati si sono intrecciati con i momenti di impegno civile e la storia del Paese, attraverso il ricordo di Peppino Impastato, Paolo Borsellino e il padre Carlo Alberto dalla Chiesa.
Così, questa settimana, che ha riempito i luoghi di Fano di ospiti, pubblico e libri, si è conclusa con un emozionante discorso sotto le stelle e con un commosso saluto ad Emilia, amica di Passaggi Festival.

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L’Albania di ieri e di oggi raccontata da Tom Kuka https://2021.passaggifestival.it/albania-ieri-oggi-raccontata-tom-kuka/ Fri, 25 Jun 2021 13:00:18 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=82802 Tom Kuka, scrittore albanese vincitore del Premio dell'Unione Europea per la Letteratura, ha presentato il suo libro L'ora del male

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Tom Kuka Passaggi Festival 2021

A Passaggi Festival giovedì 24 giugno si è conclusa la rassegna “Europa/Mediterraneo” con la presentazione del romanzo L’ora del male (Besa – Livio Muci Editore). L’ultimo autore a salire sul palco della Chiesa di San Francesco è stato Tom Kuka, giornalista e scrittore albanese, vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il Kult Award 2020 e il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura 2021. Con lui hanno conversato Carolina Iacucci, scrittrice e critica letteraria, e Ledia Mirakaj, responsabile culturale dell’ambasciata della Repubblica d’Albania in Italia.
L’incontro si è aperto con la presentazione della rivista Lettere dalla Diaspora di Mimoza Hysa, Direttrice del Centro editoriale per la Diaspora di Tirana.

Enkel Demi e Tom Kuka

Tom Kuka è in realtà lo pseudonimo di Enkel Demi, giornalista, personaggio televisivo e radiofonico molto famoso in Albania. L’autore ha spiegato che lavorando nel mondo dei media si è creato un personaggio, in gran parte fasullo e menzognero. Quando ha iniziato a pubblicare romanzi ha deciso di assumere una nuova identità, in modo che quella conosciuta dal pubblico non interferisse, con i suoi gusti e la sua arroganza. Inoltre, senza questo espediente, avrebbe corso il rischio di perdere i lettori che non amano il personaggio televisivo da lui costruito. Quando Besa Editore gli ha proposto di pubblicare i suoi libri in Italia ha deciso di mantenere lo pseudonimo.
Nei suoi romanzi compare sempre un personaggio secondario chiamato Tom Kuka. In questo modo l’autore può osservare e vivere le sue storie anche dall’interno.

Sali Kamati, vittima della legge della violenza e della vendetta

Sali Kamati, protagonista de L’ora del male, deve vendicare la morte del fratello. L’uomo vorrebbe interrompere questa catena di sangue, ma non può farlo senza macchiare il suo onore. È la paura dell’infamia e del giudizio della società a spingerlo a rispettare la legge della violenza e della vendetta. Questa cultura, antica e che ancora sopravvive, è il motivo per cui nelle cronache giornalistiche tra i colpevoli di un delitto compaiono spesso nomi albanesi.
Sali è un personaggio epico. Vive in una piccola comunità, che lo onora quando uccide e lo disprezza quando ama. Infatti, per gli uomini albanesi amare rappresenta una vergogna: gli uomini devono essere amati e non amare. Nel finale l’epicità del protagonista assume tutt’altra veste. Scopre l’amore e il suo eroismo si concretizza nell’allontanamento dalle antiche leggi delle armi, per riscoprire la vita con una nuova luce.

Le figure femminili

Il protagonista de L’ora del male è un uomo, ma è circondato da importanti personaggi femminili. I principali sono la moglie, che non gli ha dato figli e ormai sta invecchiando, la nipote, ancora giovane e pura, e la sorella, un’intellettuale che vive in un mondo di personali astrazioni. Per delineare queste tre figure, che rispondono a differenti paradigmi di femminilità, Tom Kuka si è ispirato alla sua famiglia. Ciò che troviamo nei suoi scritti non è inventato: sono storie raccontate dalle donne che lo hanno cresciuto con i loro miti, leggende e pregiudizi. Nei romanzi racconta la storia dei suoi antenati, le sue radici. Nel libro compare anche uno spirito composto da due entità, l’Ora, descritto come una figura mitologica.

Il tempo e il canto

Uno dei temi principali del romanzo è il tempo, che entra nella narrazione attraverso la descrizione della ciclicità delle stagioni, una riflessione sulla caducità e il sopravvivere, nella società, di leggi non scritte. Tom Kuka parla del tempo per descrivere un popolo, quello albanese, che dall’antichità attraversa la vita scandita da numerose feste, pagane e religiose. Secondo lo scrittore “non è possibile comprendere un popolo se non si conosce il tempo che si porta dietro dai mondi perduti”.
Ne L’Ora del male sono presenti frequenti riferimenti al canto, che anticipa i personaggi e i fatti. Inoltre, la scrittura è molto musicale. Anche questo tema è ripreso dalla cultura albanese e dalle radici di Tom Kuka. Nella regione della sua famiglia, le notizie e i messaggi venivano trasmessi attraverso il canto.
L’inserimento di questo elemento nella letteratura non può che essere erede anche del coro delle tragedie e commedie greche, che sono un modello in tutta Europa.

L’Albania: un Paese che non cambia, ma dimentica

Tom Kuka nei suoi libri racconta l’Albania di oggi attraverso quella di ieri. Questo Paese non ha infatti subito cambiamenti. Gli articoli di giornale e i discorsi in Parlamento di cento anni fa, sostituendo qualche nome, potrebbero essere scambiati per attuali. In Albania ci sono nuove strade e palazzi, ma “gli albanesi hanno sempre la stessa povertà di sentimenti e la stessa voglia di vivere in modo caotico”.
Ciò che Tom Kuka non apprezza del suo popolo è che dimentica troppo velocemente. In Italia ogni anno vengono celebrate cerimonie per onorare i caduti delle Guerre mondiali e il fine di tali eventi è ricordare non tanto le singole persone, ma ciò che è accaduto. In Albania queste cerimonie non esistono e la mancanza di memoria scatena un circolo vizioso che porta a ripetere gli sbagli del passato e a perdere i valori degli antenati. I dittatori, i regimi e le faide sono frutto di una memoria breve, della storia dimenticata.

L’incontro si è concluso con una lettura in albanese, da parte di Ledia Mirakaj, di qualche pagina di Flama, il nuovo romanzo che è valso a Tom Kuka il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura. Il libro, dedicato al tema delle catastrofi naturali, non è ancora stato tradotto, ma la casa editrice Besa sta lavorando con l’autore per pubblicare al più presto l’edizione italiana.

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Musica, intrattenimento e fantasia: Premio Fuori Passaggi a Cesare Cremonini https://2021.passaggifestival.it/musica-intrattenimento-fantasia-premio-fuori-passaggi-cesare-cremonini/ Fri, 25 Jun 2021 07:58:17 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=82704 Giovedì 24 giugno Cesare Cremonini ha presentato a Fano il suo libro Let them talk e ha ricevuto il Premio Fuori Passaggi.

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Cesare Cremonini Passaggi Festival 2021

Giovedì 24 giugno il Pincio di Fano, gremito di pubblico come non mai, ha accolto, con applausi ed eccitazione, la star della serata: Cesare Cremonini, a cui è stato conferito il Premio Fuori Passaggi 2021. Il cantautore ha presentato il suo libro Let them talk (Mondadori) conversando con la giornalista de Il Foglio Simonetta Sciandivasci.

L’artista prima e dopo e la pandemia

Cesare Cremonini ha iniziato il suo dialogo con Simonetta Sciandivasci affermando che, secondo lui, il concetto di artista, in ogni campo, dalla musica al cinema, è stato completamente ridefinito dalla pandemia. Per circa vent’anni ha sempre pensato al suo lavoro proiettandolo nel futuro, nella prospettiva di costruirsi un’importante carriera. L’emergenza sanitaria e tutto ciò che ne è seguito l’hanno portato a riconoscere l’importanza di un legame tra il ruolo dell’artista e il presente. Si è trovato costretto a cambiare approccio nella scrittura delle sue canzoni e nella sua intera professione di cantante. L’artista dovrebbe fornire, attraverso i frutti del proprio lavoro, una lettura del presente.

Il percorso dell’artista

Let them talk descrive il funzionamento della mente del cantautore. Spesso le canzoni nascono dal suo incontro con le persone, ma la loro scrittura può avere infinite declinazioni. L’artista vive nel totale caos e nell’inconsapevolezza di ciò che creerà. Il suo percorso è costellato di pezzi smarriti di sé, che, quando ritrovati, gli permettono di creare qualcosa di speciale.
La musica non è solo una questione di talento, ma anche di coraggio. Il coraggio di non accontentarsi, di non impigrirsi di fronte all’assenza di ispirazione e di non lasciare spazio al terrore di non trovarne più. Una volta creata, la propria opera è fragile, l’autore la deve custodire e proteggere ancor prima di diffonderla tra il pubblico.

Il medico della gente

Una figura molto importante per Cesare Cremonini è quella paterna.
Il padre era un medico, uno dei pochi a San Lazzaro, il paese vicino Bologna in cui ha sempre lavorato. È grazie a lui e alle sue visite mediche a domicilio che ha imparato a “vivere la casa degli altri” e ad “aprirsi verso il mondo della gente”.
Il padre ha sempre legato la sua carriera al territorio, spendendosi per questo. La comunità lo ha ricambiato con grande amore e gratitudine, come testimonia la targa a lui dedicata nell’Asl di San Lazzaro, in cui viene ricordato come “il medico della gente”.

Un film su Lucio Dalla

Cesare Cremonini sta lavorando a un film su Lucio Dalla, di cui cura la scrittura e la regia. Spesso accade che il mondo del cinema, come anche quello dell’editoria, si rivolga a quello della musica per realizzare e promuovere un progetto.
Appena gli è stata comunicata questa notizia, Cremonini si è sentito ispirato e pieno di idee, convinto di essere in grado di portare a termine con successo anche questo lavoro. Ha subito riconosciuto che tali impressioni derivavano da un sentimento di ambizione, che avrebbe rischiato di portarlo sulla strada sbagliata. Ha così ridimensionato le sue prospettive e ha compreso che per trovare la via corretta avrebbe dovuto guardare alla vita di Lucio Dalla e soprattutto a come questa si sia intrecciata con la storia, musicale e non, della sua Bologna.

Intrattenimento e fantasia

Nel suo libro Cesare Cremonini racconta che da bambino voleva fare il clown, gli piaceva far ridere. Ha scoperto l’intrattenimento, che poi è diventato il suo lavoro, andando all’asilo. È stato il suo primo vero incontro con gli altri. Secondo lui poteva affrontare questa esperienza, inizialmente traumatica, solamente attirando l’attenzione su di sé e facendo divertire i suoi coetanei. L’intrattenimento nasce come una forma di sopravvivenza, non come una professione.
Cremonini ha concluso il suo discorso parlando di fantasia e definendola una necessità. Senza di essa non si comprendere nulla: come si può definire ciò che accade nelle periferie di una grande città o ai migranti nel Mar Mediterraneo senza avere la fantasia per immaginare com’è vivere ciò che non si sta vivendo? Senza fantasia non è possibile immaginare e raccontare la storia, le emozioni e gli stati d’animo degli altri.

Premio Fuori Passaggi

Ieri sera a Cesare Cremonini è stato conferito il Premio Fuori Passaggi, alla sua prima edizione. Per la cerimonia di premiazione sono saliti sul palco Ludovica Zuccarini e Davide Cattarossi, curatori della rassegna “Fuori Passaggi Music&Social”, e Marianna Magrini, Consigliere Comunale di Fano.
Il Premio Fuori Passaggi è stato conferito a Cesare Cremonini per aver tradotto in versi di canzoni sentimenti ineffabili e sfumati, emozioni di una generazione sospesa tra amore e paura, per non aver mai tradito la singolarità della sua voce e della sua penna, per aver affidato alla musica ferite, incertezze e debolezze e per aver scovato nel quotidiano la poesia.

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Fiaba di Guido Catalano e Luca Bottura a Passaggi Festival https://2021.passaggifestival.it/fiaba-guido-catalano-luca-bottura-passaggi-festival/ Thu, 24 Jun 2021 10:40:23 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=82658 Luca Bottura e Guido Catalano hanno presentato a Passaggi Manifesto del Partito Impopolare e Fiabe per adulti consenzienti

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Luca Bottura e Guido Catalano Passaggi Festival 2021

Mercoledì 23 giugno il palco del Pincio di Fano ha ospitato per la rassegna “Fuori Passaggi Music&Social” Luca Bottura, conduttore radiofonico e giornalista, e Guido Catalano, poeta e performer. I due ospiti hanno presentato i loro ultimi libri Manifesto del Partito Impopolare e Fiabe per adulti consenzienti, coinvolgendo il pubblico con domande e battute e scatenando numerose risate.

Le fiabe di Guido Catalano

Fiabe per adulti consenzienti (Rizzoli) è una raccolta di cento brevi testi che “iniziano con c’era una volta e finiscono con la parola fine”. Si tratta quindi di fiabe, come specifica l’autore Guido Catalano. I temi trattati sono vari: amore, guerra, attualità, fantascienza e tanti altri.
Il libro, come molti di quelli presentati durante questa edizione di Passaggi Festival, è frutto di un lavoro svolto durante il lockdown. Catalano ha spiegato che aveva già scritto alcuni di questi racconti e che durante i mesi trascorsi a casa ha deciso di raccoglierli e integrarli con nuove storie per creare una raccolta.
Numerose fiabe non terminano con un lieto fine. In Fiaba dell’elicotterista e dell’infermiera, quest’ultima si getta in un burrone nella speranza di essere salvata dall’elicotterista di cui è innamorata. Non solo l’amore della donna non sarà mai corrisposto, ma il burrone è così profondo che questa non venne più ritrovata.

Fiabe ad alta voce

Guido Catalano apprezza particolarmente la lettura orale e crede che questa sia molto utile a rendere al meglio la storia. Ha così letto al pubblico del Pincio alcune delle fiabe contenute nella sua raccolta. Tra queste almeno un paio trattano temi di attualità, sempre in maniera ironica e leggera, perché il fine di Fiabe per adulti consenzienti è insegnarci a ridere anche di ciò che di negativo ci accade.
Fiaba del principe che voleva essere principessa è dedicata al transgenderismo, mentre Fiaba del ghiro, della volpe e della pecora abbatte ogni stereotipo presentando una volpe non molto furba, un ghiro insonne, una pecora individualista e un turco che non fuma.
In Fiaba del cretino che non sapeva di essere cretino, Catalano presenta il “paradosso del cretino”: il cretino non si ritiene tale e nega sempre di esserlo, anche se tutti, tranne i cretini come lui, gli riconoscono questo status.

Il Partito Impopolare, un rimedio al populismo

Luca Bottura a 182 anni dalla nascita di Karl Marx, ispirandosi al Manifesto del Partito Comunista, propone nel suo ultimo libro la fondazione di uno nuovo partito che riunisca tutti gli impopolari e che combatta la piaga dell’attuale politica italiana: il populismo. In Manifesto del Partito Impopolare (Einaudi) troviamo due prefazioni, una delle quali rivolta al lettore grillino, un messaggio per coloro che si informano attraverso Rete 4 e schede di presentazione dei partiti populisti. Nel libro non mancano, inoltre, il motto, il programma e la lista dei dirigenti del nuovo Partito Impopolare. Tutto ciò raccontato con la geniale ironia di Luca Bottura.

La politica italiana raccontata da Luca Bottura

Luca Bottura non risparmia dalla sua sferzante satira quasi nessuno dei personaggi della politica italiana. L’unico partito che non viene criticato nel suo libro è il Pd, ma esclusivamente perché l’autore sostiene che questo in realtà non esista. Tra i bersagli preferiti del conduttore radiofonico ci sono Matteo Renzi e Matteo Salvini. I due politici, a detta dell’autore, sono in realtà la stessa persona. Entrambi hanno iniziato la propria carriera con i quiz televisivi, odiano i giornalisti che non li elogiano e riservano loro numerose querele.
Due figure vengono salvate, e quasi elogiate, da Bottura: Romano Prodi e Sergio Mattarella. In Manifesto del Partito Impopolare, al Presidente della Repubblica è dedicata una poesia, o sarebbe meglio dire una preghiera, riprendendo questa la forma del Padre Nostro.

Gli eletti

Tornando invece al tema del populismo, Luca Bottura ha spiegato al pubblico che la caratteristica di questo fenomeno è il verticismo. I partiti populisti non possiedono seconde linee, il leader è tutto. L’autore quasi rimpiange la Prima Repubblica, in cui a malapena ci si ricordava chi fosse il Presidente del Consiglio e ciò che contava veramente era la posizione politica.
Infine ha citato Alcide De Gasperi (e James Freeman Clarke): “un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione”. I politici di oggi, invece, guardano solo al prossimo like. Molti parlamentari si rivolgono agli elettori affermando di essere uguali a loro, senza comprendere che ciò che ci aspettiamo è qualcosa di diverso. Sono eletti. Questo indica non solo il fatto che sono stati votati, ma anche che sono stati scelti per le loro competenze e le loro qualità, perché si dimostrino migliori e più bravi di noi nel guidare il Paese e rappresentare le nostre posizioni.

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Luigi Garlando ci presenta Dante: un rapper tifoso della Fiorentina e campione di Fortnite https://2021.passaggifestival.it/luigi-gralando-presenta-vai-inferno-dante-piccoli-assaggi/ Tue, 22 Jun 2021 23:11:42 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=82472 Luigi Garlando ha presentato il suo romanzo Vai all'inferno Dante nell'ambito della rassegna "Piccoli asSaggi".

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Luigi Garlando Passaggi Festival 2021

Martedì 22 giugno Luigi Garlando ha aperto la rassegna “Piccoli asSaggi – La saggistica per diventare grandi” presentando il suo romanzo Vai all’inferno Dante (Rizzoli). L’autore è stato intervistato da Valeria Patregnani, direttrice del Sistema bibliotecario di Fano, e ha risposto alle domande di insegnanti e alunni delle scuole medie della città.

L’incontro con Dante

Il protagonista di questo romanzo è Vasco, un bullo quattordicenne imbattibile a Fortnite. Proprio giocando al famoso gioco online conosce un avversario eccezionale: Dante! Inizia così il suo viaggio, dalla selva oscura del videogioco alla vita reale.
L’incontro tra Luigi Garlando e il poeta fiorentino è stato un po’ diverso. Si sono conosciuti a scuola e il loro rapporto inizialmente non era dei migliori. È poi migliorato durante gli studi universitari presso la Facoltà di lettere moderne, soprattutto grazie al corso di Filologia dantesca. L’interesse per Dante si trasforma poi in passione e Garlando inizia a collezionare copie in ogni lingua della Divina Commedia.
Il settimo centenario di Dante è stata un’ottima occasione per regalare al poeta un viaggio nei nostri tempi.

Un Dante moderno

In Vai all’inferno Dante, il celebre poeta vive il nostro tempo ed è un appassionato di Fortnite, di rap e della Fiorentina. Luigi Garlando ha spiegato che quando uno scrittore porta un personaggio del passato nell’epoca attuale non può fargli fare tutto ciò che vuole, deve rispettare la sua personalità.
Dante era un fenditore, un militare, sicuramente avrebbe apprezzato un videogioco di combattimento come Fortnite. Ha scritto i suoi primi versi intorno ai diciotto anni utilizzando nuovi vocaboli, proprio come fanno oggi i giovani rapper. In fine, il profondo amore e orgoglio per la sua città non può che coincidere con la passione per la Fiorentina.

Dante e i giovani

Secondo Luigi Garlando sono molteplici gli aspetti che accomunano Dante e i ragazzi. Il poeta, come gli adolescenti, ha il “cuore in fiamme”, ha una vocazione profonda per i suoi ideali. I ragazzi non sono ancora adulti, ma nemmeno più bambini. “Stanno cambiando muta”, come Dante, che è un uomo del medioevo, ma muove i primi passi verso il nuovo. A testimoniarlo è il personaggio di Ulisse nella Divina Commedia, il primo della letteratura moderna. L’eroe greco non si ferma ai confini del mondo come avrebbe fatto l’uomo medievale, la sua curiosità supera il conosciuto.
Ai giovani aspiranti scrittori Luigi Garlando ha consigliato di leggere, osservare e soprattutto essere esigenti nella scelta delle parole, cercare quelle che riflettono meglio il proprio pensiero senza accontentarsi delle prime che ci vengono in mente.

Le rassegne e i laboratori di Passaggi Festival dedicati ai più piccoli

I protagonisti dei prossimi incontri di “Piccoli asSaggi” saranno Lia Celi con il libro A pari merito (Einaudi Ragazzi), Andrea Franzoso con Viva la Costituzione (De Agostini) e Valentina Cavallaro con Voglio votare anch’io! (Il battello a vapore). Gli autori converseranno con Valeria Patregnani alla Mediateca Montanari di Fano rispettivamente mercoledì 23, giovedì 24 e venerdì 25 giugno alle ore 18.30.
Questa non è l’unica rassegna dedicata ai più piccoli. Nei primi giorni di Passaggi Festival Alba Sala, Daniele Aristarco e Sabrina D’Alessandro sono stati ospiti di “Chiedersi perché. Libri filosofici per bambine e bambini” a cura di Ippolita Bonci del Bene, esperta in pratiche di filosofia per bambini.
Inoltre, sono rivolti ai bambini anche i laboratori Rifiuta il rifiuto: ricicla e riusa! e quelli organizzati dall’Università di Camerino.

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Fumetto, architettura e Venezia: Manuele Fior presenta la sua Celestia a Passaggi Festival https://2021.passaggifestival.it/fumetto-architettura-venezia-manuele-fior-presenta-celestia-passaggi-festival/ Tue, 22 Jun 2021 08:59:56 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=82381 A Passaggi Festival il fumettista Manuele Fior ha presentato Celestia. Con lui sul palco c'erano Alessio Trabacchini e Virginia Tonfoni.

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Manuele Fior Passaggi Festival 2021

Domenica 21 Giugno per la rassegna di graphic novel “Passaggi fra le Nuvole Manuele Fior, intervistato dai critici di fumetti Virginia Tonfoni e Alessio Trabacchini, ha presentato al pubblico Celestia (Oblomov), una storia in due volumi di fantascienza, avventura e riflessione.
I tre ospiti hanno aperto l’incontro ricordando e omaggiando Tuono Pettinato, fumettista italiano scomparso qualche giorno fa.

Celestia, una storia di fantascienza e avventura

Celestia è un’isola di pietra su una laguna. Un’esplosione distrugge il ponte che la collega alla terra ferma, separandola dal resto del mondo. I suoi abitanti sono costretti a trovare un nuovo modo di vivere e a cambiare le proprie abitudini, ma non tutti ci riescono con facilità. Saranno i più giovani, come i protagonisti Dora e Pierrot, ad esplorare la nuova realtà e a guidare gli adulti, ancorati al passato e incapaci di andare avanti.
Celestia riprende ed elabora in nuove direzioni alcuni personaggi e temi, come quello della telepatia, già trattati da Manuele Fior nel suo precedente romanzo L’intervista.

Da Venezia a Celestia

Celestia è e non è Venezia”.
Fior ha sfruttato uno stratagemma a cui spesso si ricorre nel mondo della narrazione e che possiamo trovare anche nei fumetti di Batman. L’autore, volendo evocare gli spazi della città veneta, dove ha studiato e dove vive, senza tuttavia limitare la propria creatività nei confini del reale, ha creato un luogo immaginario ed essa ispirato.
A Celestia ci sono anche edifici realmente progettati per Venezia, ma mai realizzati. L’ospedale è quello ideato da Le Corbusier e tra i palazzi ne compare uno progettato da Frank Lloyd Wright.
Il nome Celestia deriva da Campo della Celestia, spiazzo veneziano, così chiamato per il suo convento. Potrebbe essere, inoltre, interpretato come un omaggio al fumetto Venezia Celeste di Moebius.

I bambini: i depositari di un sapere superiore

Il tema centrale in Celestia è la comunicazione tra giovani e anziani, tra bambini e adulti. La nuova generazione è depositaria di un pensiero puro e di un’intelligenza spontanea.
Ricorre frequentemente nella letteratura la figura del bambino saggio, che non essendo stato ancora contaminato dalle limitazioni della cultura contingente, possiede un sapere superiore e universale. Possiamo trovarla ne Le guide del tramonto di Arthur C. Clarke, ma anche nella Bibbia.
L’intero fumetto è un’analisi del rapporto tra generazioni diverse. In Celestia sono i bambini che comprendono per primi e si trasformano in guide per i più grandi, prendendosi cura di loro.

Tra distopia e utopia

Le recenti narrazioni del futuro presentano tutte un carattere distopico, mentre precedentemente avevano le sembianze di un’utopia. Secondo Alessio Trabacchini, i fumetti dell’autore di Celestia si pongono in una zona intermedia tra il distopico e l’utopico.
Manuele Fior, sostenendo che il concetto di distopia debba essere aggiornato in seguito alla pandemia, afferma di aver cercato di immaginare una storia nuova con il fine di stupire i suoi lettori. Per fare ciò si è quindi allontanato dalle rappresentazioni del futuro già elaborate da altri.

Come fare un fumetto: dal lavoro di ricerca all’uso dei colori

I due volumi di Celestia sono molto luminosi. L’autore sperimenta nell’utilizzo dei colori cercando di creare immagini mai viste e inaspettate. Manuele Fior ricorre anche all’astrazione, che, secondo lui, nel fumetto ha una funzione narrativa. Se posto all’interno di una storia, anche ciò che separatamente sembra non comunicare nulla racconta qualcosa.
L’evento si è concluso con una domanda dal pubblico, che ha portato il fumettista a raccontarci il lavoro dietro le sue opere. Per stimolare la creatività Manuele Fior cerca di informarsi in maniera approfondita sul tema che ha deciso di trattare, leggendo libri e riviste, guardando film e visitando luoghi che possano aiutarlo nella creazione degli spazi. Per esempio per riprodurre il luccichio dorato nel buio di alcune pagine di Celestia, ha visitato i mosaici bizantini di Ravenna. Dopo queste approfondite ricerche, l’ispirazione nasce quasi da sola, incontrando una persona o passeggiando per vecchie strade.

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Ricordo infinito di un tocco provvisorio: l’importanza del tatto https://2021.passaggifestival.it/federica-osti-alessandro-martella-presnetano-la-pelle-lo-sa-passaggi/ Sat, 19 Jun 2021 23:43:50 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=81894 A Passaggi Festival Federica Osti e Alessandro Martella hanno presentato La pelle lo sa, il loro saggio sull'importanza del tatto

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Federica Osti e Alessandro Martella Passaggi Festival 2021

Sabato 19 giugno, nell’ambito della rassegna “Passaggi di Benessere – Mente Corpo AnimaFederica Osti e Alessandro Martella hanno presentato il loro libro La pelle lo sa. L’importanza del tatto dal grembo materno alla realtà virtuale (Mondadori). A conversare con loro sul palco della Chiesa di San Francesco c’era Chiara Grottoli della Scuola Passaggi.

La pelle dal grembo materno alla nascita

Federica Osti e Alessandro Martella, medici chirurghi specializzati in dermatologia, presentano nel loro saggio l’importanza della pelle a chi, meno esperto di loro, non sa quanto sia fondamentale per tutti noi.
La vita umana è incompatibile all’assenza di tatto, senso che ci guida nella scoperta del mondo ancor prima della nascita. La pelle è uno dei primi organi che si sviluppano nell’embrione e questo perché è fondamentale per la nostra sopravvivenza.
Inoltre, numerosi studi scientifici hanno dimostrato che tenere il neonato a contatto diretto con il genitore, pelle su pelle, aiuta il suo sviluppo psicologico e fisiologico.
La sua importanza è testimoniata anche dai numerosi modi di dire ad essa dedicati. I titoli dei capitoli di La pelle lo sa riprendono alcuni di questi.

A pelle viva: l’autolesionismo

Il capitolo A pelle viva è dedicato al tema dell’autolesionismo.
Spesso è difficile esprimere a parole il malessere che proviamo, soprattutto per i più piccoli. In questo anno di sofferenza e chiusura Federica Osti ha incontrato molti bambini che manifestavano atti di autolesionismo. Semplici gesti, come strapparsi i capelli o mangiarsi le unghie, che spesso sottovalutiamo considerandoli dei tic. È invece fondamentale riconoscere questi comportamenti per poter aiutare chi ne ha bisogno.
Tra gli adolescenti, invece, tale fenomeno si manifesta generalmente con atti di maggiore evidenza, che vengono frequentemente interpretati come l’espressione della volontà di annullarsi. In realtà, spesso, sono un mezzo per gridare al mondo “io esisto”. Le lesioni sul corpo rappresentano un modo di comunicare le proprie emozioni.

Myski.it, la dermatologia online

Federica Osti e Alessandro Martella fanno parte della redazione di Myskin.it, una piattaforma digitale dedicata alla dermatologia. Le nuove tecnologie e i social network, se ben sfruttati, sono un efficiente mezzo per fare prevenzione, in quanto in poco tempo si può raggiungere un vasto pubblico e diffondere informazioni che per qualcuno potrebbero essere difficili da reperire.
Perché la divulgazione scientifica sia ancora più efficace è necessario che medici ed esperti si rivolgano a chi conosce in modo approfondito la comunicazione sul web, coinvolgendo nei propri progetti influencer, youtuber, gamer e chi lavora quotidianamente sui social network.

La mancanza di tatto durante la pandemia

Con la pandemia il tatto, senso principale nelle relazioni con gli altri, si è spostato solo sullo schermo.
Siamo stati costretti a cercare un nuovo modo per relazionarci, che sostituisse le strette di mano, gli abbracci e le pacche sulle spalle.
L’effetto peggiore della mancanza di tatto in questi mesi di lontananza è legato all’esperienza della malattia, resa ancora più tragica e difficile. Non poter sentire fisicamente la vicinanza dei propri cari nei momenti in cui avremmo bisogno di sostegno e vicinanza accentua le nostre paure e sofferenze.
L’incontro con Federica Osti e Alessandro Martella si è concluso richiamando il tema della nona edizione di Passaggi Festival: D’infinito e provvisorio. Gli atti che compiamo sono provvisori, ma le emozioni che il tatto scatena rimangono nel nostro cervello in maniera infinita sotto forma di ricordi.

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Un premio per la libertà https://2021.passaggifestival.it/un-premio-la-liberta/ Sat, 19 Jun 2021 12:03:01 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=81848 Yasemin Çongar sul palco di Passaggi Festival con Marino Sinibaldi e Nando dalla Chiesa per il Premio giornalistico Barbato ad Ahmet Altan

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Premio Andrea Barbato Ahmet Altan Passaggi Festival 2021 Fano

In occasione del conferimento del Premio giornalistico Andrea Barbato ad Ahmet Altan, scrittore e giornalista turco, la prima giornata della nona edizione di Passaggi Festival si è conclusa parlando di diritti e libertà, della loro violazione e soprattutto dei mezzi con cui contrastarla: la scrittura e la parola.

La storia di Ahmet Altan a Passaggi Festival

Venerdì 18 giugno il palco di Piazza XX Settembre, a Fano, ha ospitato la giornalista turca Yasemin Çongar, direttrice di P24 e di Casa della Letteratura di Istanbul, l’interprete Maura Vecchietti e i membri del comitato scientifico del Festival della Saggistica Nando dalla Chiesa e Marino Sinibaldi.
Il tema centrale dell’incontro è stata la storia di Ahmet Altan, fortemente legata alla situazione politica della Turchia. L’intellettuale turco, ex direttore del quotidiano Taraf ed autore di saggi e romanzi, ha passato quattro anni in carcere con l’accusa di aver trasmesso in televisione messaggi subliminari a favore del golpe che nel 2016 tentò di rovesciare il regime di Erdoğan. Il 14 aprile 2021 è stato scarcerato, ma la sua libertà è limitata e provvisoria: non può lasciare la Turchia, non avendo un passaporto, e sono ancora in corso diversi processi contro di lui che potrebbero concludersi con una condanna a venticinque anni di reclusione.

Yasemin Çongar ci presenta Ahmet Altan

Altan è stato privato dei suoi diritti e della sua libertà, ma ciò non è stato sufficiente a fermare la sua penna e la sua lotta per la democrazia. Come ha affermato Sinibaldi, lo scrittore turco, grazie alla sua fantasia e creatività, è riuscito a rivendicare la sua dignità di uomo in tutte le sue vesti: scrittore, giornalista e sognatore. Frutto della sua esperienza in carcere è il libro Non rivedrò più il mondo (Solferino).
Yasemin Çongar ha descritto Ahmet Altan come un ottimista, un uomo che non ha mai perso la fiducia nella vita, nemmeno nei lunghi giorni della sua reclusione. Quando una mattina, all’alba, i poliziotti suonarono alla sua porta per arrestarlo, lui li accolse con un sorriso e offrendo loro una tazza di tè.
Lo scrittore turco ha saputo che avrebbe ricevuto il Premio giornalistico Andrea Barbato tre giorni prima di essere liberato. Riconoscimenti come questo e il fatto che le sue parole, attraverso i suoi libri, raggiungano numerosi lettori gli hanno dato la forza di continuare a vivere e a portare avanti le proprie battaglie attraverso la scrittura.

La Turchia, un Paese di contrasti

La Turchia è un Paese di contrasti. Non solo nella società turca convivono culture opposte, rappresentate recentemente dalla serie tv Ethos, ma al regime dispotico di Erdoğan si contrappongono sindaci democratici eletti alla guida delle principali città, immensi scrittori come Orhan Pamuk e una generazione di giovani che lotta per una vera democrazia. Quest’ultimi non credono alle menzogne del governo (spesso esageratamente fantasiose) e cercano di contrastare l’intenso controllo esercitato sui giornali diffondendo la realtà attraverso internet.
Secondo Yasemin Çongar, anche lei accusata senza prove di aver partecipato all’organizzazione di un golpe contro il presidente, per superare l’attuale regime è fondamentale coinvolgere le minoranze, completamente escluse dal processo di democratizzazione attuato da Erdoğan per il solo fine di consolidare il proprio potere.

Diritti infiniti, non provvisori

Durante l’incontro Nando dalla Chiesa ha sottolineato che la Turchia non è il solo Paese dove i diritti dell’uomo e la democrazia vengono calpestati. Lo stesso accade in Egitto, in Etiopia, in Libia, in Arabia, in Colombia e in innumerevoli Stati.
C’è un’enorme distanza tra ciò che accade nel mondo e le dichiarazioni ufficiali dei governi più avanzati e degli organismi internazionali.
È necessario difendere le libertà e la dignità prima di dedicarsi alla geopolitica. I diritti non possono essere considerati provvisori, devono essere punti di arrivo da cui non si deve recedere.

La cerimonia di premiazione con Ivana Monti Barbato e Samuele Mascarin

L’evento della Rassegna di saggistica “Libri in Piazza” si è conclusa con la cerimonia di premiazione. L’Assessore alle Biblioteche e ai Servizi Educativi del Comune di Fano Samuele Mascarin ha letto le motivazioni del conferimento del Premio Andrea Barbato. Il riconoscimento è stato ad assegnato ad Ahmet Altan per aver raccontato la realtà ad ogni costo, per essere riuscito a rappresentare nei suoi saggi e romanzi un Paese pieno di contraddizioni, per non aver mai perso la fede nella parola e per aver dato voce a donne e uomini ridotti al silenzio dal regime turco.
Ivana Monti Barbato, moglie del giornalista Andrea Barbato, ha consegnato il premio augurandosi che la liberazione di Ahmet Altan sia definitiva e ringraziando tutti gli “intellettuali coraggiosi”, ad iniziare da Marino Sinibaldi, per aver coltivato le nostre menti costringendole a un quotidiano confronto con se stesse e tenendoci tesi all’espandersi di pensieri più intensi e vasti. Il suo intervento e la prima giornata della nona edizione di Passaggi Festival si sono conclusi al grido di “viva la democrazia!”.

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Per Amore del mio Popolo: Nando dalla Chiesa e il Premio don Peppe Diana https://2021.passaggifestival.it/premio-don-diana-nando-dalla-chiesa/ Fri, 09 Apr 2021 08:03:50 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=78291 Nando dalla Chiesa, vincitore del Premio don Diana, ci racconta la figura e i valori e del prete che si oppose ai casalesi.

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Premio don Diana a Nando dalla Chiesa Passaggi-Festival-FanoIl 19 marzo 1994 a Casal di Principe, nella sacrestia della sua chiesa di San Nicola di Bari, veniva ucciso don Giuseppe Diana, mentre si preparava per celebrare la messa.
Ogni anno il Comitato che porta il nome del sacerdote e che è nato per ricordare il suo impegno contro la criminalità organizzata conferisce il “Premio don Diana – Per Amore del mio Popolo”.

Lo scorso 21 marzo 2021 il premio è stato assegnato a Don Franco Monterubbianesi, a Rosario Esposito La Rossa e a Nando dalla Chiesa, professore e scrittore, direttore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano e presidente del Comitato scientifico di Passaggi Festival.
Un nuovo riconoscimento, uno dei tanti, verrebe da dire, conferiti al professor dalla Chiesa, ma in realtà non è così, perché questo premio e le motivazioni con cui è assegnato sono direttamente collegati ai valori che hanno mosso l’opera di don Diana e ne sottolineano l’importanza del suo impegno e la forza del suo esempio.

La parola di un prete contro la prepotenza dei casalesi

Quale significato ha il “Premio don Diana – Per Amore del mio Popolo” nella sua vita professionale?

Il “Premio don Peppe Diana – Per Amore del mio Popolo” ha per me un significato altissimo. Prima di tutto per la grandezza morale della figura a cui è intitolato. Di don Peppe si può davvero dire che abbia fecondato la sua terra con il proprio sangue. Contrapporsi ai clan casalesi nel momento della loro forza incontrollata, delle loro estese complicità con le stesse forze dell’ordine (come dimostrarono le inchieste della Dda di Napoli), fu davvero un atto di amore verso il proprio popolo, un atto di testimonianza evangelica e civile con pochi eguali. In più io ho un legame affettivo con quella terra. Scrissi dei casalesi già nel 1989, scrissi anche su un ‘eroico’ quotidiano locale che si chiamava ‘Lo Spettro’, ho lì amici cari che ho cercato sempre di affiancare, nel 2015 portai a Casale 30 studenti per la mia università itinerante. Insomma, per me è anche un riconoscimento di grande valore affettivo. Uno dei riconoscimenti più belli ricevuti nella mia vita. Non che siano stati tanti, però tutti disinteressati, dunque tutti belli. Ecco, questo ha una luce particolare.

L’impegno di Don Diana può essere ancora un modello? Cosa ci insegna il suo pensiero?

L’impegno di don Diana ci insegna che anche se non abbiamo manette e mandati di arresto nel nostro zaino, ci troviamo però tante cose che possono ugualmente contribuire a contrastare il crimine organizzato, a liberare in parte il Paese da questa zavorra, mista di prepotenza e di vigliaccheria. Don Peppe è morto quando ancora non avevamo fatto capire a sufficienza che un popolo può reagire alla violenza, che non se ne fa intimidire. Anche il prete un giorno considerato innocuo, il prete che ‘tanto fa solo prediche’, può costituire con la sua parola una minaccia per i poteri armati. Questo bisogna imparare dalla vicenda di don Diana. Figurarsi quando si sommano le parole dei tanti, con la stessa forza, la stessa continuità.

Nando Dalla ChiesaPremio Don Diana: raccontare l’esperienza del sacerdote per contrastare la camorra

Uno sceneggiato televisivo (Per amore del mio popolo, 2014) ha raccontato la vita di Don Diana. Secondo Lei queste forme di divulgazione sono utili a creare una maggiore consapevolezza nei cittadini o sono semplificazioni eccessive di problemi complessi?
Le forme di divulgazione televisiva e cinematografica sono sempre utili se rispettano la verità, perfino quando concedono qualcosa (“qualcosa”, non troppo) alla retorica. Perché aiutano a far sapere, a ricordare, a coltivare la memoria, a rendere omaggio davanti ai cittadini, davanti ai più giovani. Premesso questo, io credo che chi si impegna in queste opere di rappresentazione e narrazione, debba avere sempre presente che la qualità artistica non è mai ininfluente sui risultati. Non basta la verità. Occorre anche saperla rendere con tutte le sfumature, le drammaticità, le sensibilità che vi si incontrano e confrontano. La vita di questi protagonisti è un concentrato di dilemmi, di interrogativi radicali, di rinunce, di scelte, sofferenze e gioie, che va avvicinato con lo scrupolo e la delicatezza che fanno grande un regista o un narratore civile.

In questo momento storico, quale influenza può esercitare l’organizzazione criminale della camorra?
In questo momento storico le organizzazioni mafiose tendono a recuperare spazio. Sia per le opportunità concesse dalla pandemia, di cui si parla ormai da tempo, e sulle quali sarebbe opportuno intervenire con una energica azione di contrasto affidata ai nostri migliori funzionari anziché a nuove carte e nuove ingessature burocratiche. Sia anche perché il crollo di socialità prodotto dal lockdown ha indubbiamente avvantaggiato, pure sul piano della attenzione culturale, le varie manifestazioni mafiose, a partire dalle più forti. I contesti sociali in cui mette radici la camorra appaiono poi oggi più ospitali per le vite precarie, per i diseredati della crisi. C’è bisogno di una forte azione di supplenza rispetto alle istituzioni ufficiali. C’è bisogno di tanti ‘piccoli’ don Peppe Diana.

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MarcheNews24 – Fano, nasce la scuola di scrittura istituita da Passaggi Festival https://2021.passaggifestival.it/marchenews24-fano-nasce-la-scuola-di-scrittura-istituita-da-passaggi-festival/ Thu, 04 Feb 2021 20:05:02 +0000 https://2021.passaggifestival.it/?p=77355 L'articolo MarcheNews24 – Fano, nasce la scuola di scrittura istituita da Passaggi Festival sembra essere il primo su Fano – Passaggi Festival.

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MarcheNews24 - Fano, nasce la scuola di scrittura istituita da Passaggi Festival - 4 febbraio 2021

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